Chi era Mark
Rothko?
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| Autoritratto 1936 |
Nato in Lettonia nel 1903 e poi emigrato negli Stati
Uniti, Rothko è uno dei padri dell'Espressionismo Astratto americano. Ma a differenza del suo collega
Jackson Pollock (quello che lanciava gocce di colore sulla tela), Rothko
sceglie una strada diversa, più silenziosa e profonda. Non dipinge
oggetti, case o persone, ma usa il colore puro per dare forma alle emozioni umane più grandi: la gioia, la tragedia,
l'estasi e la solitudine.
Seguiamo il viaggio artistico proposto nella mostra Rothko a Firenze allestita a Palazzo Strozzi, sarete accompagnati dalle foto di dettagli dei dipinti che mi hanno colpito, da vicino sono incredibili! E’ una visione personale…andate a vedere la mostra per trovare i vostri dettagli preferiti!
L'inizio (Il
fascino delle Avanguardie)
All'inizio della sua carriera, Rothko non dipingeva
ancora i famosi rettangoli. Negli anni '30 e '40 vediamo l’influenza delle Avanguardie
europee, in particolare del Surrealismo. In questa fase i suoi
quadri sono pieni di figure strane, che ricordano i miti antichi, i sogni e
creature primordiali. Rothko cercava un modo per raccontare i segreti della
mente umana e della storia, ma sentiva che le figure geometriche o i corpi
umani gli stavano "stretti".
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| Ritratto di Mary |
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| Untitled |
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| Stanza a Karnak |
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| Untitled |
Il periodo di
passaggio (I "Multiforms")
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| Untitled 1948 |
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| Untitled |
I "Color
Field" (I campi di colore)
Siamo negli anni '50 e Rothko arriva al suo stile
definitivo, quello che lo ha reso immortale: il Color Field Painting
(pittura a campi di colore). Immaginate tele gigantesche su cui fluttuano due o
tre grandi rettangoli colorati dai bordi sfocati, quasi nebbiosi. I colori
sembrano vibrare e muoversi.
Il trucco del quadro: Rothko stendeva strati sottilissimi di colore uno sopra l'altro (come veli
trasparenti). Se vi avvicinate, noterete che lo sfondo sembra spingere in
avanti il rettangolo, creando un effetto di luce magico e quasi ipnotico.
Rothko e l’Italia
Mark Rothko amava profondamente l’Italia, e i suoi viaggi nel nostro Paese hanno influenzato radicalmente la sua arte. In questa mostra potrete ammirare opere nate proprio dal fascino che alcuni luoghi italiani speciali hanno esercitato su di lui.
- Il vestibolo della Biblioteca Laurenziana di
Michelangelo: Quando Rothko entrò in questo spazio progettato
da Michelangelo a Firenze, rimase impressionato dal senso di compressione
e dramma creato dalle pareti e dalle finte finestre sigillate. Rothko capì
come lo spazio architettonico potesse racchiudere un'emozione. Da quel
momento, decise che i suoi quadri dovevano diventare come
"pareti" o "finestre" capaci di avvolgere
completamente lo spettatore.
- Beato Angelico nel Convento di San Marco: Rothko visitò le celle dei frati affrescate da Beato Angelico nel '400. Rimase incantato da quella pittura così pura, luminosa e spirituale, fatta per la meditazione solitaria. Rothko voleva fare esattamente lo stesso: trasformare le sale dei musei in "celle moderne" dove le persone potessero sedersi, guardare i suoi colori e meditare in silenzio.
- Pompei e la Villa dei Misteri: nel 1959 Rothko visita Pompei e rimane letteralmente folgorato dagli affreschi della Villa dei Misteri. E’ colpito da quel particolare "rosso pompeiano", intenso, profondo, steso su grandi pareti che avvolgono chi entra nella stanza. Rothko dichiarerà di aver sempre cercato, inconsciamente, proprio quel tipo di legame profondo e quasi religioso tra la parete colorata e lo spettatore. Pompei gli diede la conferma che grandi campiture di colore potevano creare un uno spazio sacro e senza tempo.







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