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martedì 19 maggio 2026

Mark Rothko a Firenze: Guida alla Mostra di Palazzo Strozzi per Ragazzi


Chi era Mark Rothko? 

Autoritratto 1936

Nato in Lettonia nel 1903 e poi emigrato negli Stati Uniti, Rothko è uno dei padri dell'Espressionismo Astratto americano. Ma a differenza del suo collega Jackson Pollock (quello che lanciava gocce di colore sulla tela), Rothko sceglie una strada diversa, più silenziosa e profonda. Non dipinge oggetti, case o persone, ma usa il colore puro per dare forma alle emozioni umane più grandi: la gioia, la tragedia, l'estasi e la solitudine.

Seguiamo il viaggio artistico proposto nella mostra Rothko a Firenze allestita a Palazzo Strozzi, sarete accompagnati dalle foto di dettagli dei dipinti che mi hanno colpito, da vicino sono incredibili! E’ una visione personale…andate a vedere la mostra per trovare i vostri dettagli preferiti!


L'inizio (Il fascino delle Avanguardie)

All'inizio della sua carriera, Rothko non dipingeva ancora i famosi rettangoli. Negli anni '30 e '40 vediamo l’influenza delle Avanguardie europee, in particolare del Surrealismo. In questa fase i suoi quadri sono pieni di figure strane, che ricordano i miti antichi, i sogni e creature primordiali. Rothko cercava un modo per raccontare i segreti della mente umana e della storia, ma sentiva che le figure geometriche o i corpi umani gli stavano "stretti".

Due donne alla finestra

Ritratto di Mary

Untitled

Stanza a Karnak

Untitled

Il periodo di passaggio (I "Multiforms")

A un certo punto, la svolta. Rothko capisce che per esprimere le emozioni pure deve liberarsi di tutto il superfluo. Inizia così il suo periodo di transizione: le figure umane scompaiono e lasciano il posto a macchie di colore sfumate che fluttuano sulla tela. Questi quadri vengono chiamati Multiforms. È il momento in cui l'artista sperimenta, gioca con le trasparenze e capisce che il colore, da solo, ha un potere immenso.
Untitled 1948
Untitled

I "Color Field" (I campi di colore)

Siamo negli anni '50 e Rothko arriva al suo stile definitivo, quello che lo ha reso immortale: il Color Field Painting (pittura a campi di colore). Immaginate tele gigantesche su cui fluttuano due o tre grandi rettangoli colorati dai bordi sfocati, quasi nebbiosi. I colori sembrano vibrare e muoversi.

Il trucco del quadro: Rothko stendeva strati sottilissimi di colore uno sopra l'altro (come veli trasparenti). Se vi avvicinate, noterete che lo sfondo sembra spingere in avanti il rettangolo, creando un effetto di luce magico e quasi ipnotico.


Rothko e l’Italia

Mark Rothko amava profondamente l’Italia, e i suoi viaggi nel nostro Paese hanno influenzato radicalmente la sua arte. In questa mostra potrete ammirare opere nate proprio dal fascino che alcuni luoghi italiani speciali hanno esercitato su di lui.

  1. Il vestibolo della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo: Quando Rothko entrò in questo spazio progettato da Michelangelo a Firenze, rimase impressionato dal senso di compressione e dramma creato dalle pareti e dalle finte finestre sigillate. Rothko capì come lo spazio architettonico potesse racchiudere un'emozione. Da quel momento, decise che i suoi quadri dovevano diventare come "pareti" o "finestre" capaci di avvolgere completamente lo spettatore.
  2. Beato Angelico nel Convento di San Marco: Rothko visitò le celle dei frati affrescate da Beato Angelico nel '400. Rimase incantato da quella pittura così pura, luminosa e spirituale, fatta per la meditazione solitaria. Rothko voleva fare esattamente lo stesso: trasformare le sale dei musei in "celle moderne" dove le persone potessero sedersi, guardare i suoi colori e meditare in silenzio.
  3. Pompei e la Villa dei Misteri: nel 1959 Rothko visita Pompei e rimane letteralmente folgorato dagli affreschi della Villa dei Misteri. E’ colpito da quel particolare "rosso pompeiano", intenso, profondo, steso su grandi pareti che avvolgono chi entra nella stanza. Rothko dichiarerà di aver sempre cercato, inconsciamente, proprio quel tipo di legame profondo e quasi religioso tra la parete colorata e lo spettatore. Pompei gli diede la conferma che grandi campiture di colore potevano creare un uno spazio sacro e senza tempo.